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sabato 22 marzo 2008

La vergogna del Columbus Day


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E' dal 1937 che nella quinta strada di New York, ad Ottobre, si fa una parata in onore del grande navigatore genovese Cristoforo Colombo che fu il primo "bianco" a mettere piede nel continente americano.
Questa festa è chiamata Columbus Day ed è molto sentita dagli immigrati italiani negli U.S.A che si sentono orgogliosi del loro connazionale, addirittura ho letto da qualche parte che dovrebbe essere finanziata dallo stato italiano (la "s" minuscula l'ho messa apposta) ed è sicuro che nell'ultima edizione era presente il clemente mastella ministro delle giustizia. In realtà cristoforo colombo avrebbe fatto bene a starsene a Genova a pescare calamari facendo un favore molto più grande all'umanità. Il suo arrivo nelle americhe ha dato l'inizio ad uno sterminio di Persone in confronto al quale l' Olocausto è una bazzeccola. E colombo sarà stato un grande navigatore ma egli stesso era convinto di portare la parola di Cristo spargendo sangue, lo testimoniano vari documenti. In ritorno dal suo viaggio infatti scrisse queste testuali parole “ivi feci eriger tosto una rocca … lasciai gli uomini che sono necessari … [Gli indigeni] son privi d’armi, vanno nudi e son troppo timidi; perciò quelli che occupano la rocca solamente possono senz’alcun pericolo saccheggiare l’isola, purché non vadano oltre la legge ed il governo che io diedi". E quel governo, da come si può leggere dagli atti del processo intentategli di sovrano di Spagna nel 1500, era un governo di ingiustizie, avidità e sangue. Colombo fu condannato ma quel processo non servì a niente agli indigeni i quali vennero costretti alla resa dai conquistadores, stessa cosa per quanto riguarda i nativi americani nei confronti dei coloni.
Non è bastato il genocidio, si continua ancora a uccidere nella dignità i pochi sopravvissuti, alcuni indiani d' America hanno manifestato contro l' ultima parata ma sono stato attacati dalla polizia.
Il genocidio non è ancora finito, Amnesty International ha provato che dal 1972 al 1976 delle donne native sono state costrette alla sterilizzazione con la minaccia che il bambino sarebbe stato loro portato via alla nascita. Guardate pure il video per averne una certezza, altro che faro che illumina il mondo...Il genocidio è vero e continua ancora. Prossimamente altri post sulle culture dei popoli del sud.

P.S Anche i nostri libri di storia dipingono Colombo come un eroe, mi ricordo che mi affascinava molto la sua storia e le sue imprese ma non ricordo nulla di sterminii e teste sgozzate. Anche questo è genocidio.



P.P.S si può firmare una petizione contro il Columbus Day qui

giovedì 7 febbraio 2008

La Sacra Pipa (o Chanunpa)




foto da racine.ra.it


La sacra Pipa o Channunpa, è un oggetto religioso straordinario pieno di significati simbolici e che riassume in se tutta la religiosità dei Lakota Sioux, la tribù indiana di Cavallo Pazzo che bloccò i "bianchi" a Little Big Horn.
Questa è la leggenda Sioux che ne racconta l'origine.
Tanto tempo fa, due bei giovani Lakota erano stati scelti dalla loro tribù per scoprire dove erano i bisonti. Mentre gli uomini stavano attraversando il territorio dei bisonti, hanno visto qualcuno in lontananza che camminava verso di loro.
Poiché erano sempre cauti per paura dei nemici, si nascosero dietro alcuni cespugli ed attesero. Ormai la figura era giunta sul pendio. Con loro sorpresa, la figura che camminava verso loro era una donna. Infatti il Grande Spirito Wakan Tanka
(Wakan Tanka era la forza, il mistero, il grande spirito che stava dietro ogni cosa, ci saranno dei post dove aproffondirò la sua importantissima figura) aveva mandato sulla Terra la dea Whope a donare agli uomini la pipa sacra.
Dopo essersi avvicinata, si fermò e li guardò. Avevano capito che poteva vederli, anche dove erano nascosti. Il suo braccio destro portava qualcosa che assomigliava ad un bastone in un mazzetto di erbe. Il suo viso era bello.
Uno degli uomini disse, «È la più bella che io abbia visto mai. Desidero che sia mia moglie.»
Ma l'altro uomo ha risposto: «Come puoi avere un tal pensiero? È straordinariamente bella e santa, molto più di una persona comune.»
Anche se lontana, la donna li sentì parlare. Così disse: «Venite. Che cosa desiderate?»
L' uomo che aveva parlato per primo andò fino a lei e pose le sue mani su di lei. Immediatamente, da qualche luogo lì sopra, venne una tromba d'aria. Allora si alzò una foschia, che coprì per un attimo l' uomo e la donna. Quando la foschia svanì, l'altro uomo vide ancora la donna con il fascio sul suo braccio. Ma il suo amico era un mucchio di ossa ai suoi piedi.
(Chiara allusione all' ira degli spiriti se questi non vengono rispettati).
L' uomo si levò in piedi silenzioso per la paura di quel prodigio. Allora la bella donna disse a lui: «Io appartengo al popolo del bisonte. Sono stata mandata su questa Terra per parlare con il tuo popolo. Tu adesso dovrai compiere una missione molto importante. Devi andare dal tuo capo e dirgli di costruire una tenda la cui porta deve guardare a est. Sul posto d'onore dovrà cospargere della salvia e dietro la buca per il fuoco dovrà sistemare un teschio di bisonte. All'alba arriverò al villaggio.»
Tutto fu predisposto secondo quanto era stato richiesto dalla dea Whope che puntuale all'alba fece la sua apparizione al villaggio accolta da una grande folla. Portava un cannello nella mano destra ed un fornello rosso da pipa nella sinistra, i doni erano avvolti in fasci di salvia. Tolse il fascio di piante dal regalo che stava trasportando. Il regalo era una pipa fatta di pietra rossa. Su essa era intagliato il profilo molto piccolo di un vitello di Bisonte. Entrò nel tipì e sedutasi al posto d'onore disse che il Grande Spirito era molto contento dei Lakota, che li considerava fedeli e riverenti e che, pertanto, erano stati prescelti per ricevere la pipa che lei aveva portato per il bene di tutta l'umanità. (La divinità sa essere buona e sa donare felicità a chi la merita, da questo punto di vista ricorda il Dio "occidentale", anche se il tipo di religiosità è differente).
Dette la pipa a Toro Che Cammina In Piedi e gli insegnò le preghiere che doveva recitare. «Quando pregate il Grande Spirito, dovete utilizzare questa pipa durante la cerimonia. Quando siete affamati, togliete la pipa dal suo imballaggio e ponetela così all'aria. Allora i bisonti verranno dove gli uomini potranno cacciarli ed uccidere facilmente. Così i bambini, gli uomini e le donne mangeranno e saranno felici.»
La donna bella gli disse anche come la gente dovrebbe comportarsi per vivere pacificamente insieme. Gli insegnò le preghiere che dovevano dire quando si rivolgevano alla loro madre Terra. Gli spiegò inoltre come dovevano decorarsi per le cerimonie.
«La Terra,» aveva detto, «è vostra madre. Così, per le cerimonie speciali, vi decorerete come la vostra Terra: di nero e di rosso, di marrone e di bianco. Questi sono anche i colori del Bisonte. Soprattutto ricordatevi che questa è una pipa della pace. La fumerete prima di tutte le cerimonie. La fumerete prima di fare i trattati. Introdurrà pensieri pacifici nelle vostre menti. Se la userete per pregare il Grande Spirito e la madre Terra sarete sicuri di ricevere i doni che chiederete.»
Rimase al villaggio quattro giorni e prima di partire accese la pipa, la offrì al cielo, alla Terra, ai quattro venti, ne fumò una boccata e poi la passò al capo. Infine, uscì dalla tenda mentre tutto il villaggio era lì a guardarla; fuori dell' apertura del cerchio si fermò per un istante e toccò la Terra. In un istante si trasformò in un vitello di Bisonte nero. Toccò ancora la Terra ed allora prese la forma di un vitello di Bisonte rosso. Una terza volta toccò la Terra e diventò un vitello marrone. La quarta ed ultima volta si trasformò in un candido vitello di Bisonte, bianco, senza una macchia. Allora camminò verso il nord e sparì lontano, sopra una collina.
Toro Che Cammina In Piedi conservò la pipa della pace con attenzione. Chiamava a raccolta tutti i bambini del villaggio e sciolto il fascio che avvolgeva la pipa ripeteva le lezioni che a lui erano state insegnate dalla donna. E la usò nelle preghiere ed in altre cerimonie fino a che non ebbe più di cento anni.
Quando diventò debole, fece una grande festa. Durante questa festa dette la pipa e gli insegnamenti ad un uomo degno. Allo stesso modo la pipa è stata passata di generazione in generazione. «Finché la pipa sarà utilizzata,» la donna bella aveva detto, «la vostra gente vivrà e sarà felice. Non appena sarà dimenticata, la gente perirà.»


La Sacra Pipa si divide in due parti, il cannello, realizzato con il legno d'acero che simboleggia l'albero della vita e il fornello, fatto di una pietra particolare di colore rossiccio che si trova solo nell'attuale Minnesota chiamata Inian Sha, essa simbleggia ciò che è, il mondo.
La "dualità" della Chanunpa è altrettanto sacra, essa rappresenta infatti l'unione tra molti "opposti" come il mondo materiale e il mondo spirituale, il maschile e il femminile, il cielo e la terra. Quando la Sacra Pipa non viene usata, le due parti devono stare rigorosamente separate e conservate per bene nella pelle di daino (o cervo) decorata.
Le penne usate per unire le due parti rappresentato i volatili, cosicchè anche loro possano portare le loro preghiere a Wakan Tanka. Il bisonte inciso nella pietra del fornello simboleggia tutti i quadrupedi e la selvaggina indispensabile per la vita dei nativi.
Molti conoscono quest' oggetto sacro come "Pipa della Pace", è vero può servire anche per questo ma non solo, come avete notato è una firma indelebile, un oggetto di preghiera ma anche una sacralizzazione di tutto ciò che circondava questo popolo e che permetteva loro di vivere in completa armonia con la "dea" natura che in cambio donava loro tutto ciò che era necessario per vivere.

sabato 10 novembre 2007

Foglie al vento





Facendo ricerche sulla rete mi è capitato poche volte di trovare tanto materiale come quello che ho trovato per i Rom. Se volete approfondire quello che leggerete (e c'è tanto da approfondire) vi consiglio di andare qui.
La parola rom, oltre a non equivalere a "romeno", non equivale neanche a "zingari" visto che tra questi vi sono varie etnie e i rom sono solo una di queste. Esistono per esempio i Sinti, presenti soprattutto nel nord Italia e i Camminanti.

STORIA

Gli zingari sono un popolo nomade che è nomade da più di mille anni. Le loro origini sono indiane, più precisamente, nella zona del confine col Pakistan, ma si dice che alcuni di loro possano provenire anche dalle zone centrali dell'India. L' inizio del "nomadismo" risale intorno al 1000 d.C. Non si sa perchè: una leggenda racconta che essi vivevano in una terra meravigliosa dell 'India chiamata "Sind" e che la dovettero abbandonare a causa delle invasioni arabe e mongole.
La parola "zingaro" è offensiva, deriva dal greco athinganoi, che vuol dire "intoccabili" per descrivere appunto quella casta indiana che veniva dalla Frigia.


In Europa arrivarono intorno al 1400. Gli Zingari raccontavano delle bugie per essere meglio trattati, si spacciarono anche per "emigrati dell' Egitto", da qui l'altro apellativo "Gitani". In principio l’accoglienza fu buona perché il carattere misterioso della loro origine aveva lasciato una profonda impressione nella società medievale. Le condizioni e le abitudini di vita diverse trasformarono però la buona accoglienza in ostilità e gli zingari vengono presto identificati come turchi, nemici degli artigiani locali (visto che lo erano anche loro e facevano "concorrenza") e gente dalla pelle scura come quella del diavolo. Nel corso del tempo si passò alle persecuzioni, come quelle in Serbia e in Romania e allo sterminio di circa mezzo milione di zingari da parte dei Nazisti.

Attualmente essi sono presenti in tutti i paesi europei, nelle regioni asiatiche da essi attraversate, nei paesi del vicino oriente e del nord Africa. L'etnia Rom è quella che è diventata più sedentaria.

CULTURA

I Rom sono l'etnia più numerosa degli zingari; la parola Rom, in romani (la loro lingua), significa semplicemente "uomo". Il romani è una lingua indiana che ha subito delle influenze nel corso del tempo. Nel corso dei loro viaggi rom, sinti e camminanti hanno intrapreso più lavori: giostrai, artigiani, lavoratori di metallo (soprattutto rame), anche le donne facevano quello che potevano leggendo i palmi delle mani. Adesso, con lo sviluppo industriale, questi lavori sono entrati in disuso, l'artigianato non rende più come una volta, il rame è in "via d'estinzione" e gli zingari faticano molto economicamente. E' quindi nata la figura dello zingaro ladro, alcuni di loro lavorano nella malavita (non zingara), altri ancora chiedono l'elemosina.
Per quanto riguarda l'organizzazione sociale, la famiglia rom è un tipo di famiglia patriarcale. Ciò che conta in primo luogo per lo zingaro è la famiglia, il nucleo costituito da marito, moglie e figli. Le famiglie sono spesso estese e comprendono tutti quei parenti con in quali si tiene un rapporto più stretto con la convivenza nello stesso campo o la condivisione di affari.

Lo Zingaro è fondamentalmente religioso, anche se non aderisce con piena consapevolezza a nessuna religione positiva. Tutto ciò che risponde alla volontà divina è principio di amore e di vita. Lo Zingaro vede nell'amore la ragione della sua vita, infatti si ritiene del tutto giustificato agli occhi di Dio quando ha assolto il suo impegno verso il prossimo. Va evidenziato che il prossimo, per lo Zingaro, è l'uomo del suo stesso sangue, non lo straniero, il gagiò. questo non vuol dire che non provi sentimento di forte e sincera amicizia per i gagè, l'ospitalità è sempre sacra per gli Zingari.
Dalla contrapposizione dei due mondi (Zingaro e non-Zingaro) deriva una diversa valutazione: mentre è derubare ed ingannare uno Zingaro, queste azioni non sono avvertite come colpe se rivolte verso i gagè, poiché lo Zingaro reputa il nostro mondo immorale, spinto dall'egoismo e da interessi materiali. Le relazioni con la propria gente si caratterizzano invece per la spontanea generosità. Non c'è differenza tra povero e ricco; chi ha, dà. E' la legge del mondo nomade fondata sulla comunione dei beni: non esiste proprietà personale, né eredità.
(http://www.terrelibere.it/vento.htm).


I rom amano molto la musica, il loro strumento preferito è la fisarmonica con la quale fanno sovente degli spettacoli in strada per racimolare un pò di denare. La musica è presente anche nelle cerimonie come i matrimoni. A proposito di matrimoni, bisogna sottolineare la figura della donna nella società rom, figura spesso vittima di un sistema sociale estremamente patriarcale. Riporto qua un' altra citazione che ho trovato su terrelibere.

Il matrimonio viene stabilito dai genitori: il padre comunica al figlio l'intenzione di chiedere la mano di una ragazza per lui. Questa scelta appare al figlio come un dono. Già a partire dall'età di 14-15 anni, il giovane riceve una compagna e diventa un Rom, mentre prima non aveva alcuna importanza sociale. Il matrimonio tra i Rom può essere definito 'matrimonio per acquisto', in quanto il padre del ragazzo si reca presso la famiglia della ragazza per chiederle le mano, offrendo al padre di lei una somma di denaro. Il prezzo che viene pattuito tra le famiglie non è in realtà un prezzo d'acquisto, la sua funzione è più complessa: risarcimento al padre e ringraziamento per averla allevata bene, prova di possedere del denaro e quindi garanzia che la vita della ragazza nella futura famiglia non sarà dura, possibilità di un buon matrimonio, dato che parte della somma viene destinata per l'abbigliamento della sposa.
Secondo la tradizione, la prima notte di matrimonio una donna anziana controlla la verginità della ragazza mostrando agli invitati il lenzuolo o la sottana macchiati di sangue. Se viene verificato il contrario, ai festeggiamenti si sostituirà la lotta tra le due famiglie e la ragazza sarà considerata una prostituta e non potrà più sposarsi.

La sposa accolta nella casa del marito è inizialmente trattata come un'estranea dai suoceri. La vita al servizio della suocera è spesso dura; la sposa diviene serva della suocera e delle cognate più anziane, deve obbedire ai loro ordini. La coppia lascia l'abitazione del padre quando la sposa attende il primo figlio. Da questo momento il nuovo capo famiglia stabilisce la sua abitazione accanto a quella del padre.
Una serie di tabù circonda lo stato di gravidanza. Tutto ciò che riguarda il parto è impuro; la madre e il bimbo sono intoccabili: nessun uomo, nemmeno il padre, può accostarli. Secondo la tradizione, dalla nascita alla morte la donna è schiava del Rom. Da bambina obbedisce a suo padre, da donna a suo marito, da vecchia ai suoi figli. Ma con il passar del tempo e la nascita dei figli, il suo prestigio aumenta quando, a sua volta, può contare sulle nuore. L'importanza delle donne nell'economia è grande, è la donna che veglia sull'educazione del figlio fino ai suoi 10 anni, e all'educazione della figlia, e quindi al suo onore.


I rom hanno anche un loro tribunale: il Kriss, composto da degli anziani che grazia alla loro saggezza ed esperienza hanno il potere di risolvere le controversie che possono nascere in una comunità secondo delle regole non formali ma tramandate dalla tradizione.

Non ho scritto tanti post da quando ho questo blog, ma vi assicuro che questo è stato il più faticoso, c'era tanto di quel materiale che non sapevo che fare, davvero. Ho sicuramente saltato degli argomenti che potevano essere interessanti ma ho preferito mettere quelli più sconosciuti. Per quanto mi riguarda non voglio dire che siano santi ma di certo per molti aspetti provo una certa ammirazione, primo fra tutti è il fatto che non esiste un esercito zingaro, hanno viaggiato per mille anni senza armi, non hanno intenzione di rinunciare alla loro cultura. Certo, credere che il nostro mondo sia tutto immorale e sentirsi giustificati nei furti è sicuramente un errore ma finchè noi li teniamo a distanza e loro rimangono distanti non lo potranno mai capire... La loro organizzazione sociale danneggia le donne ma anche le donne sono zingare quindi lo zingaro è sia colpevole che vittima allo stesso tempo. E poi anche nella civiltà occidentale fino a non molto tempo fa non c'era certo parità fra i sessi (e per molti versi non c'è neanche adesso).

C'è un detto rom che dice: i rom sono come delle foglie piegate al vento, quando il vento passa esse ritornano sempre dritte.
Vi lascio ora ad un discorso pieno di umanità che fece Fabrizio De Andrè in un concerto e che trovate nell' album "Ed avevamo tutti gli occhi belli" e al quale mi associo. Grande Faber!

[...] Ma emarginazione dovuta anche a.. comportamenti desueti e diversi dovuti all'eredita di culture millenarie che certi popoli si portano dietro e a cui non hanno nessuna intenzione di rinunciare, è il caso del popolo rom, quello che noi volgarmente chiamiamo zingari [...], un popolo che gira il mondo da più di duemila anni, afflitto o affetto, io non so come meglio dire ma forse semplicemente affetto da quella che gli psicologi chiamano dromomania, cio la mania dello spostamento continuo, del viaggiare, del non fermarsi mai in un posto. E' un popolo secondo me che meriterebbe il premio per la pace, per il fatto appunto che gira il mondo da duemila anni senza armi.
Purtroppo i nostri storici, e non soltanto i nostri, preferiscono considerare i popoli non soltanto in quanto tali ma in quanto organizzati in nazioni se non addirittura in Stato e si sa che i rom, non possedendo territorio, non possono considerarsi nè una nazione nè Stato. Mi si dirà che gli zingari rubano, è vero, hanno rubato anche in casa mia; si accontentano però dell' oro e delle pallanche, l'argento non lo toccano perchè secondo loro porta male, lascia il nero. Quindi vi accorgete subito se siete stati derubati da degli zingari.
D'altra parte si difendono come possono. Si sa bene che l' industria ha fatto chiudere diversi mercati artigianali, buona parte dei rom erano o sono ancora artigiani: lavoratori di metalli, in special modo del rame, addestratori di cavalli e giostrai; tutti mestieri che purtroppo sono caduti in disuso. Gli zingari rubano, è vero, però io non ho mai sentito dire o non ho mai visto scritto da nessuna parte che gli zingari abbiano rubato tramite banca e questo mi pare che si un dato di fatto.
Applausi.

sabato 19 maggio 2007

two is megl che one



Eh si, c'è in Africa un gruppo etno-linguistico, gli Yoruba, che celebrano il culto dei gemelli. Al contrario dei "colleghi" Ygbo e Ashanti che in occasione del parto gemino in una famiglia reale addirittura eliminano i neonati, questo popolo dell'Africa occidentale invece considera felice la loro nascita. Inoltre, e questo è davvero curioso, statistiche mondiali dimostrano che tra gli Yoruba viene registrata la più alta percentuale di nascite di gemelli al mondo!! (fonte Eric Herold "Arte Africana" ipermedium 1991).


Gli Yoruba sono presenti soprattutto in Nigeria, ma anche in altri stati là vicino come il Benin, il Togo e la Sierra Leone. Durante la tratta degli schiavi, anche a causa della loro posizione geografica che è quella africana più vicina all'America, molte persone di questo popolo sono stati deportati oltreoceano. Possiamo qindi trovare sangue Yoruba negli U.S.A, nel Brasile, a Cuba, a Porto Rico e nei Caraibi.


Conosciuti anche in Europa come Akù che sarebbe poi il loro saluto, gli Yoruba sono famosi anche per le loro manifestazioni teatrali e narrative che l'UNESCO ha riconosciuto come "Patrimonio orale e tangibile dell' umanità". In queste recitazioni è molto diffuso l'uso della maschera e il culto del divino, in particolare nell' lfa che consiste in un insieme di poemi religiosi. Ma sotto la tutela dell'UNESCO possiamo trovare anche l'Epa cioè riti di valore e fertilità e l' Eyo una processione di danzatori mascherati.


La loro religione si chiama Orisha che, detto scientificamente, è un infogno di divinità non elencabili. Il "capo" è Olorun, il Dio creatore, poi vengono tutti gli altri, tra questi c'è Ibeji che è la divinità dei gemelli. Dal diciannovesimo secolo molti Yoruba, soprattutto quelli "all'estero" si sono convertiti ad altre religioni come Cristianesimo ma anche, in qualche piccolo caso all'Islam.


Ci sono anche Yoruba famosi come il presidente della Nigeria Obasanjo e quello del Benin Yayi Boni ma anche calciatori come Adebayor e l'ex interista Obafemi Martins.


Akù e alla prossima!


venerdì 27 aprile 2007

Dalla lettera di un aborigeno




Mio nonno mi raccontava che suo nonno veniva svegliato la mattina dalla luce dell'alba che gli attraversava le palpebre. Quando apriva gli occhi, davanti a se vedeva tutto: la foresta, il sole che piano si arrampicava dietro la montagna per poi lanciarsi nel suo cammino giornaliero. Il continuo mormorio del ruscello vicino a loro gli assicurava la vita e il rumore del fuoco, lì, acceso, gli dava protezione. Cacciava in libertà, anche lui come me disegnava: lo faceva tra una battuta di caccia e l altra. La notte si addormentava tra il crepitio del falò e i piccoli schiaffi dell' acqua del ruscello alle rocce nella sponda.



Quasi non mi ricordo più di mio nonno, gli stranieri mi hanno portatovia dalla mia famiglia perchè sono bianco come loro. Ricordo e sento ancora, a distanza di 60 anni, le grida di mia madre, bianca come gli stranieri, e le sue lacrime mentre in due mi prendevano a forza e mi portavano con loro in una caverna quadrata con dei piccoli rettangoli di vetro. Mio padre poi non l' ho neanche conosciuto. E' morto perchè lavorava troppo la sua terra e si era ribellato ad un'altra persona che diceva di essere il nuovo padrone, anche lui straniero. Io ho studiato la loro scuola ma poi sono scappato dalla capanna quadrata e mi sono rifugiato da altri come me perchè io sono così, ho la pelle bianca ma sono come quelli come me. Molti miei simili adesso sono anche famosi campioni nello sport, musicisti famosi, attori famosi. Altri vivono tranquillamente con gli stranieri, fanno i politici, lottano per i nostri diritti: cercano di far riconoscere che noi eravamo in questa terra prima degli stranieri quando sappiamo tutti che eravamo davvero qui. Che bisogno c'è di riconoscerlo "ufficialmente"? E poi, cosa vuol dire "ufficialmente"?



Mia madre non so dove sia, di lei ricordo solo grida e lacrime, mio padre non l' ho mai conosciuto, vivo in un pezzo di terra che gli stranieri ci hanno concesso come se ci stessero facendo un favore e adesso, a quasi 70 anni di vita non chiedo più niente, alla fine non ho mai chiesto niente perchè so che quello che voglio non potrò averlo: non potrò svegliarmi la mattina con la luce dell'alba, non potrò sentire il suono di un ruscello, potrò solo chiudere gli occhi e aspettare che un altra notte passi...come tutte le altre, senza dire nulla, in silenzio.