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giovedì 15 novembre 2007

Chi vuole campare cent'anni?


Nel titolo del blog c'è la parola vita, sappiamo che in questo caso il "gioco" è bello quando dura tanto, ma allora cosa bisogna fare per farlo durare a lungo?
Beh prima di tutto la domanda è in un certo senso sbagliata, dovremmo chiederci invece DOVE bisogna stare per vivere tanto. Secondo gli esperti, infatti è l'ambiente naturale del luogo in questione che insieme a delle determinate abitudini quotidiane e alimentari permette di arrivare al traguardo del secolo e anche oltre. Non solo, ci arriverai anche coscente e "in forma"!
Se andate in Costa Rica (bellissima, un giorno ci dovrò andare), più precisamente nella penisola di Nicoya, troverete ultracentenari che invece di avere un piede nella fossa ce l'hanno in un bel modello di scarpe da ginnastica che usano per andare con la fionda a caccia di serpenti.
A Nicoya, una volta che arrivi a 60 anni, hai una possibilità di raggiungere i 100 quattro volte superiore alla media dei paesi industrializzati!

Altri luoghi della terra dove vengono registrati casi unici di longevità sono Okinawa in Giappone e la Sardegna (più precisamente al centro).
Come gia detto non si vive a lungo solo mangiando bene ma bisogna mettere in relazione quel tipo di alimento ad un certo stile di vita con un'attivita fisica regolare ma non esagerata (che non vuol dire solo fare sport ma anche camminare molto o fare determinati lavori) e l'ambiente naturale. Evidentemente il clima, la natura e l'aria di Okinawa sono ideali per il tipo di alimentazione di quelle zone; lo stesso discorso vale per Nicoya e Sardegna.
Proprio in quest'ultima è morto da pochi anni l'uomo che è entrato nel guinness dei primati nel 2001 per la sua longevità. Si chiamava Antonio Todde (nella foto), ma tutti lo chiamavano Tziu Antoni. Di Tiana, un piccolo paese sardo, è riuscito a stare in vita 113 anni, attribuiva la causa del suo record al bicchiere di vino giornaliero. Aveva fatto il pastore fino a 90 anni e non aveva mai toccato una sigaretta. Sempre sardo è l'uomo al posto numero 3 della "classifica". Primo in Europa, Giovanni Frau si è spento nel 2003 a 112 anni.

A questo punto viene da chiedersi se è così vero che vivere birra fa campare cent' anni. A quanto pare ci vuole ben altro...Se fosse così sarebbe davvero una delusione. Peccato in fondo ci credevo, vorrà dire che la sostituiremo col vino come faceva Tziu Antoni, tanto va bene lo stesso. Che poi la vita basta viverla intensamente anche se ti dura qualche anno in meno e sei soddisfatto comunque.

lunedì 16 luglio 2007

Launeddas elettroniche, quando la teconologia si mischia con la tradizione


"Elettroneddas" si legge nei siti internet che parlano di questo neonato strumento. Non sono altro che la versione elettronica delle launeddas di cui ho gia parlato. Elettronico non si deve confondere con elettrico però, quest'ultimo non è altro che un'amplificazione di uno strumento "tradizionale" lasciandone intatte le caratteristiche; quando si parla di versione elettronica invece si deve pensare a quello che è stato la tastiera nei confronti del pianoforte oppure ancora meglio la cornamusa di Hevia che ha riscosso un ottimo successo qualche anno fa. Si tratta quindi di un sintetizzatore che produce il suono delle launeddas tradizionali e di un "controller" che presenta la stessa forma.

L'elettronica porterà vantaggi e svantaggi rispetto al vecchio strumento, si potranno usare diverse scale modali e cambiare tipo di launeddas grazie ad una piccola tastiera, inoltre le elettroneddas sono piu maneggevoli delle loro antenate ma perdono putroppo tanto della loro espressività, non possono competere infatti nei cambiamenti di intensità del suono e nella qualità di questo anche se, si sa, la teconologia può solo migliorare.

L'ideatore si chiama Franceso Capuzzi, è di Carbonia in provincia di Cagliari, non ha caso è un suonatore di launeddas ed è laureto in ingegneria elettronica.

Ecco quindi un altro esempio delle capacità creative sarde e adesso ci si può solo interrogare su quello che sarà il futuro delle launeddas elettroniche: se verranno apprezzate dal mondo musicale sardo, se saranno esportate fuori dall'isola..chissà. Speriamo solo che invece di entrare in competizione con le launeddas tradizionali ne aiutino al contrario la loro rivalorizzazione e riaffermazione.
P.S. Se qualcuno per puro caso dovesse trovare una foto me la invii pure che io non riesco proprio a trovarla.

venerdì 27 aprile 2007

Is Launeddas






Inizierò con la mia terra, la Sardegna: vanto e orgoglio musicale di noi sardi sono le Launeddas: uno strumento a tre canne che scandisce feste e riti religiosi dell'isola da millenni. Le sue origini dovrebbero infatti risalire addirittura al 3000 A.C come dimostrerebbe un bronzetto itifallico (e quindi, come potete notare nella foto, dotato di una certa virilità).

Le launeddas seguono lo stesso principio della cornamusa. La canna più lunga si chiama Tumbu e produce una sola nota di continuo. A questa è legata con uno spago impeciato la Mancosa Manna che ha la funzione di accompagnamento. La Mancosedda o Destrina, così chiamata perchè si suona con la mano destra, produce la melodia principale. Esistono vari tipi di Launeddas: i tre principali sono la Mediana, il Fiorassiu e il punt'e organu e si differenziano per forma e numero di fori.

Come per molti altri strumenti etnici a fiato, per suonare le Launeddas è necessario conoscere la tecnica della respirazione circolare che consiste nell'usare la bocca come riserva d'aria da utilizzare quando si prende fiato con il naso: così facendo non si blocca il flusso d aria e quindi il suono sarà continuo.




Originariamente con le Launeddas si accompagnava uno dei balli più famosi dell' isola: il Ballu Tundu. Come suggerisce il nome, questo consiste nel ballare in cerchio, con dei passi di danza ben definiti, attorno al musicista. Ma queste come gia detto venivano usate anche per i riti religiosi e per altri balli; in passato i primi erano legati all'annata agraria e venivano svolti in posti sacri come sagrati e chiese. Naturalmente le Launeddas vivono ancora e questo è possibile grazie a dei musicisti e artigiani sardi che non intendono far morire 5000 anni di storia musicale dell isola.